Anche per me è giunto il momento di aggiungermi alla colonia etzina milanese, seconda per numero solo a quella casalese..
Se l’affaire Moggi, il giro delle scommesse clandestine, i passaporti falsi, i bilanci truccati non avessero ancora convinto tutti e qualche ingenuo credesse ancora alla bontà dei trafficanti del presunto “gioco più bello del mondo” (titolo di cui solo i giocatori di curling hanno preferito non fregiarsi) le partite di oggi ne hanno dato una conferma definitiva.
5 pareggi e la sconfitta esterna della Roma su nove partite nella odierna giornata di serie a possono bastare a dare l’idea delle pastette consumate senza nemmeno bisogno di concordarle?
E mi tornano in mente due episodi: la puntata de “le partite non finiscono mai” di Martedì su La7 in cui il portierone della nazionale Gianluigi Buffon faceva spallucce a chi gli domandava se ci fossero favori da parte di squadre che hanno già raggiunto i loro obiettivi nei confronti di squadre che hanno ancora qualcosa da chiedere al campionato. “E’ normale che si dia una mano a dei colleghi che te lo chiedono”, “gli altri giocatori ti chiedono d non impegnarti al massimo perché l’anno prossimo potresti stare al loro posto”.
Ammirevole sincerità. Ma stupefacente rivelazione del modo in cui i nostri campioni intendono lo sport. In seria A, con giocatori pagati profumatamente e trattati come professionisti. E nelle serie minori?
Le serie minori mi portano a parlare di un altro episodio. E’ quello di un mio amico che qualche anno mi spiegava come la sua squadra fosse stata promossa nel campionato di Promozione della sua regione grazie alle ultime 4 partite “comprate dagli avversari”. Il metodo consisteva nel pagare i cosiddetti senatori, non più di 4-5 per ogni squadra, che sono coloro che decideranno gli ingaggi futuri anche per gli altri giocatori meno esperti.
Ho voluto citare solo due episodi, ma questo va a sommarsi a ciò che è successo qualche mese fa a Manfredonia (gol a sorpresa su punizione che fissava il risultato sul 2 a 1 e i giocatori della squadra vincente che invece di festeggiare scappano negli spogliatoi inseguiti dai loro avversari), o il famoso gol-vittoria del Venezia ad opera del giovane brasiliano Tuta non festeggiato dai suoi compagni di squadra.
Chiariamoci, tutto il mondo è paese: ricordate il 2 a 2 tra Svezia e Danimarca che ci eliminò dagli Europei portoghesi nel 2004? Io sì. E ricordate anche come le pastette e le combine siano state oggetto di uno scandalo nazionale? Ovvio, il fair play si invoca solo quando si è danneggiati, mica quando si è favoriti.
Rimedi? Un sistema capace solo di reiterare i suoi atteggiamenti più malati (violenze negli stadi e pastette su tutti) quante possibilità ha di riformarsi?
Basta che esca una scritta (peraltro inesatta): Berlusconi assolto! e i dichiaratori a cottimo della politica si precipitano tutti a gridare al golpe.
Berlusconi è stato assolto, ma solo perchè non si può affermare con certezza che sapesse che i condannati Cesare Previti e Renato Squillante avevano fatto compravendita di sentenze. Ovvero che soldi partiti da fondi neri Fininvest siano passati a un conto svizzero (Ferrido) della stessa Fininvest per poi passare al conto svizzero (Mercier) di Cesare Previti e transitare in quello del giudice Renato Squillante (Rowena). Non ci sono prove documentali che l'ex premier sapesse, però intanto il condannato Cesare Previti continua a tenerselo accanto, invece di cacciarlo e costituirsi parte civile contro chi usava soldi della sua azienda per corrompere i giudici. Splendidi sono quindi i commenti a caldo (il caldo e il sole avranno avuto la loro parte di (ir)responsabilità nelle parole pronunciate) che si potevano trovare sulla stampa.
Si parte, in ordine di importanza, dall'editoriale del Corriere, firmato dal vicedirettore Pierluigi Battista, che parla di "cambio di clima". "in un paese normale una sentenza giudiziaria non dovrebbe essere temuta o usata come un verdetto destinato a scompaginare gli assetti politici e azzoppare o annichilire l'avversario" tuona Battista (dimenticando che lui stesso la usa per trarne un verdetto). "Berlusconi è stato assolto nella sentenza d'appello del processo Sme e non ha invocato rappresaglie su chi l'aveva messo alla sbarra" aggiunge Battista, che per la fretta non conta i quotidiani attacchi alla magistratura, sorprendendosi che l'assolto non faccia causa a chi lo ha perseguito (e condannato i suoi ex coimputati Previti e Squillante). Si sarebbe quindi per lui chiuso "un quindicennio giustizialista" (bisogna dire che per Battista è giustizialista chiunque chieda che colui che ha commesso un reato venga perseguito) e "l'imputato Berlusconi può legittimamente lamentarsi del carettere troppo tardivo della sentenza che lo scagiona" (a questo punto si potrebbe dire: chi ha fatto in modo di allungare a dismisura i tempi dei processi, con leggi e legittimi impedimenti?).
Il giorno dopo "l'emozione" del Cavaliere ecco affiorare altri commenti, quello del senatore/filosofo Marcello Pera "Si è provato che, anzichè perseguire reati, a Milano si preferiva perseguire e perseguitare imputati – morto Craxi, Berlusconi fra tutti – con l’idea di “rovesciare l’Italia come un calzino”, che è notoriamente una frase usata dal suo ex collega ateo-devoto Giuliano Ferrara, spacciata per una frase detta da Davigo. Da dove deriva le sue certezze e le sue prove l'ex presidente del Senato è un mistero, se è vero che la corruzione di Squillante da parte di Previti c'era eccome.
Il ministro della Giustizia Mastella non ha trovato di meglio che parlare "della lentezza dei tempi della giustizia, che riguarda Berlusconi e tutti gli altri cittadini". Peccato che i comuni cittadini non abbiano frotte di avvocati-parlamentari pronti a legiferare leggi incostituzionali pur di proteggere i loro assistiti.
Ma andiamo avanti, perchè l'ex ministro Gasparri ha due idee niente male. La prima è zittire Gerardo D'ambrosio (reo di aver rilasciato un'intervista al Corriere in cui denunciava che "ad essere vergognose sono le leggi ad personam" non le sentenze) dicendo che "è sconcertante che abbia ancora il coraggio di parlare". Giusto, mica ha apposto il suo nome ad una legge fatta nell'ufficio studi di Mediaset, con quale autorità parla? La seconda è quella di incriminare nientemeno che per "attentato alla Costituzione chi ha imbastito un processo che non aveva ragion d'essere e ha influenzato i risultati elettorali".
A difesa di Gasparri, oltre al caldo, possiamo mettere anche l'ignoranza, visto che non sa che il processo a Berlusconi è lo stralcio di un processo che ha avuto due condanne definitive.
Ma, si sa, i fatti sono opinioni.
E in Italia, nonostante sia appena iniziata la primavera il (colpo di) caldo è sempre in agguato
Giorgio Armani non invita alla sfilata la giornalista del New York Times Cathy Horyn, rea di aver detto che "non avrebbe voluto vedere sulla passerella dello stilista dei pantaloni da jogging". E lui, anzichè nasconderlo, lo sottolinea in conferenza stampa come a dire "attenti a quello che scrivete" ai colleghi della Horyn presenti.
Uno degli ambasciatori del Made in Italy nel mondo (anche di questo tipo di stile evidentemente) si è giustificato, di fronte a chi gli ricordava che esiste il diritto di cronaca, dicendo che "c'è il diritto di cronaca, ma non di idiozia". Un'autosmentita clamorosa.
Altri (e alti) rappresentanti della moda italiana sono invece più aperti verso le critiche della stampa. Prendiamo il caso di Dolce & Gabbana. Quando toccò a loro subire le dure critiche della stessa Cathy Horyn spiegarono di "poter replicare in un solo modo: dicendole stai a casa, non puoi capire".
Sia chiaro che questo episodio è accaduto con una giornalista di una testata americana, anche perchè qualsiasi commento inferiore al "geniale" (lo dicono anche a Lapo Elkann e Massimo D'Alema, fossi in Armani mi allarmerei per questo) è impossibile da trovare in qualsiasi giornale italiano, beninteso nei confronti di tutti gli stilisti, altrimenti partirebbero le accuse di "affossare il Made in Italy" (a nessuno viene in mente che presentare in maniera entusiastica una brutta collezione possa affossare il famigerato Made in Italy molto di più di un articolo che, tra l'altro, leggeranno tutti coloro che per limiti di reddito un loro capo non potranno mai permetterselo).
E qualsiasi commento negativo sarebbe impossibile da trovare anche per un altro motivo, ben esemplificato da un episodio che ha visto protagonisti sempre i due creativi siculo-lombardi (a cui si deve l'immortale frase "l'anoressia con la moda non c'entra niente") e la giornalista del Sole24Ore Camilla Baresani. In un articolo la giornalista ebbe l'ardire addirittura di stroncare la cotoletta servitagli al ristorante Gold, aperto da pochi mesi dai due stilisti, definendola "la più cattiva che abbia mangiato in vita mia, oleosa, inspiegabilmente dolciastra (che aggiungano zucchero alla panatura?), troppo brunita sui bordi, gommosa".
Un'onta. Da lavare con il sangue. E cosa ti inventano come ritorsione i due geni della moda? La pronta minaccia di togliere la pubblicità al giornale, ritirata dopo l'articolo di riparazione del buon Davide Paolini (in cui non si parla della famosa cotoletta, sarà un caso?)
Una creatività tanto alta che meritiamo di restare a casa anche noi. Non possiamo capire il loro genio.
L'ho chiamato ieri ed era disponibilissimo!!!!! Grandeeeeeeeeee
Lo confesso. Aspettavo da alcune settimane la giornata di oggi. Ero curiosissimo di vedere come avrebbero reagito al provvedimento sulle nuove liberalizzazioni tutti i liberali della domenica in servizio permanente ed effettivo alla Casa delle Libertà, che non avevano mosso un dito (specialmente quello no, rischiavano di scrivere qualcosa su qualche tastiera, non sia mai) per liberalizzare, nel corso del precedente governo, nemmeno il mercato degli accendini. Niente. Tutti zitti.
Poi, da qualche settimana a questa parte, i vari Fabrizio Rondolino, Franco Debenedetti, Nicola Rossi (con la sua uscita polemica dai Ds), Giuseppe Caldarola, erano uniti nel gridare "più riformismo, il governo deve indicare la strada". Adesso sarebbe ora che il ministro Bersani e soprattutto il presidente Prodi indichino bene la strada a questi signori (autodefinitisi coscienza critica della maggioranza di governo), che sarebbe però quella verso l'altra sponda politica, dove si troverebbero in compagnia di altri grossi personaggi che come loro tacciano di mancato riformismo e liberalismo questo governo.
Prendiamo Vittorio Feltri. Oggi riesce a dire, riuscendo miracolosamente a rimanere serio, "come fa un esecutivo di sinistra, in teoria votato alla difesa delle classi più deboli, a prendersela sempre con le categorie "povere"? Prima i tassisti e ora i benzinai e i barbieri: sono forse costoro a ingabbiare l'economia?".
Se non lo conoscessimo potremmo pensare che Feltri non abbia capito nulla, e spacci le microcorporazioni presenti in Italia per tutti i cittadini. Ma noi che lo conosciamo bene sappiamo che è solo malafede, quella di chi ha fatto del populismo la sua Magna Charta, e di chi in 5 anni di governo "liberale" non ha avuto l'onore di assistere a qualcosa del genere.
Ps Ho mancato di citare Il Giornale non perchè mi è antipatico (anzi, rappresenta tutti i giorni il mio spazio di buonumore) ma perchè invece che dare spazio alle liberalizzazioni, si concentra sulla protesta dei benzinai.
Ci ha fatto tenerezza.
Dopo una affannosa ricerca su tutti i canali, nazionali ed internazionali, alla fine lo abbiamo scovato. Non è stato facile, però ci siamo riusciti. E quello che abbiamo visto non era un bello spettacolo. L'on. prof avvocato Carlo Taormina, dopo aver rinunciato alla difesa della signora Franzoni, giaceva muto (e chi l'avrebbe detto mai) su una poltrona di uno dei salotti più prestigiosi della tv italiana. Addirittura quello di 7gold, ospite del mitico "Processo di Biscardi", traslocato da La7 dopo le note vicende di Calciopoli che hanno visto protagonisti (nella parte dei burattini nelle mani del burattinaio moggi) lui e tanti dei suoi ospiti.
A dir la verità abbiamo stentato a riconoscerlo anche quando ha preso la parola: nemmeno una frase per contraddire l'on. Paolo Cento (anche lui invitato al programma), ma una lista di ovvietà da fare rimpiangere un Bondi qualsiasi.
Caro avvocato, torni in Lei! La preghiamo! Ritorni alla difesa della Franzoni o alla politica attiva. Decida lei dove ma non ci lasci orfani delle sue dichiarazioni surreali, della sua montatura di occhiali, della sua serietà mentre dice le cose più incredibili, del suo garantismo a senso alternato, del suo spacciare considerazioni personali ed interessate per verità assolute.
Ritorni, e le saremo riconoscente. Lo faccia per noi, e anche per lei!
Perlomeno questa volta ha preso di mira gente in carne ed ossa!!
Sì perchè dopo aver sentito Don Georg Genswein sparare alzo zero contro Crozza, Fiorello e Littizzetto, il mio pensiero è corso subito indietro a circa due anni fa, quando fu direttamente il Cardinale nonchè Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede Joseph Ratzinger (e non il suo segretario) a scagliarsi un altro grande problema della società contemporanea. L'Aids (per combattere il quale ci si appella alla castità)? No. Il rispetto dei diritti umani? Nemmeno per idea.
"È un bene che si illumini la gente su questo personaggio, perché si tratta di subdole seduzioni, che agiscono inconsciamente distorcendo profondamente la cristianità nell'anima, prima che possa crescere propriamente".
A chi si riferiva il futuro pontefice? Ma ovviamente ad Harry Potter, che domande!
Il fatto che i poteri del maghetto fossero virtuali fu dimostrato definitivamente quando nessuno tra gli svariati milioni di lettori delle sue avventure riuscì nell'intento di farlo scomparire o tacere.
Sia chiaro: il diritto di tutti a dire la propria opinione è sacro, ma la mancanza di analoga solerzia nel denunciare le vicende che riguardano i preti pedofili (l'ultimo caso ieri a Napoli) e gli abusi nei confronti dei seminaristi (quelle si dovrebbero "finire presto") fa sorgere dei dubbi.
Non si vorrà mica, come imponeva l'enciclica Libertas di Leone XIII (1888) , ripreso pari pari dall'enciclica Centesimus Annus di Giovanni Paolo II (1991), "garantire la libertà solo ai cattolici"?
E ancora: non puzza un pochettino di integralismo intimare a qualcuno di smetterla con la satira (se riguarda te ovviamente)? Che poi il segretario del Papa abbia il buon cuore di dirci che lui "non ha visto queste trasmissioni e mai le vedrà" è l'ennesima conferma della vena comica dei due.
Un'altra domanda sorge quasi spontanea: dove sono i famosi "magliettari" con su disegnate le vignette pubblicate sul quotidiano danese vicino all'estrema destra Jylland Posten per "difendere la libertà d'espressione e di satira"?
Nessuna traccia. Tutti sull'attenti. Perchè, come ben ci hanno insegnato negli anni gli house organ del Cavaliere (e la storia della RAi) esiste una satira "buona" (quella contro gli avversari politici e/o religiosi) e quella "cattiva" (da condannare e censurare).
Quindi giù colonne di piombo contro Crozza (Fiorello no, troppo popolare e i funerali di Mario Merola ci insegnano che a chi è popolare si perdona tutto) accusato dal vicedirettore di Libero Michele Brambilla di "non fare ridere".
Capisco la mancanza di argomentazioni (dire che ci si mette in ginocchio al Papa o al suo segretario suona troppo male) ma a questi garantisti della satira, a targhe rigorosamente alterne, qualcuno dovrà pur spiegare che c'è una componente soggettiva del riso.
Noi, reduci dalle risatissime per le vignette calderoliane e per le parole dell'intellettuale Brambilla (anche se più che di intelletto si potrebbe parlare di linguetta) restiamo in attesa della prossima censura papale (e a stretto giro di posta di tutti i suoi corifei).
Potrebbe essere il cartone animato Holly e Benji, "per la sua esaltazione di forme non reali di competizione che non fanno sviluppare nei giovani la giusta morale cattolica".
Scommettiamo?
Oggi è stata davvero una brutta giornata sia per chi, come me, vive a Roma, sia per chi, come quasi tutti in Italia, ha un amico, un parente, qualche conoscente che ci vive. Ma tra la desolazione e lo sconforto generale una figura ha conquistato, all’occhio del pubblico televisivo, un’inattesa popolarità e familiarità, diventando, per un giorno, il guru dalle cui labbra tutti pendevano (e pendevamo) per sapere cosa fosse realmente successo nel tunnel della metro a.
Parlo del dott. Fabiano De Sanctis, aitante giovane in camicia, giacca e ciuffo sbarazzino, che è intervenuto in qualità di testimone oculare (fortunatamente illeso) ai microfoni prima di SkyNews24, poi del TG2, poi del TG5 e poi in una rapidissima escalation ha raccontato la propria versione dei fatti non solo a tutti (dico tutti) i telegiornali, ma dinanzi a qualsiasi supporto audio o audiovisivo possa essere stato avvistato nei pressi della stazione Vittorio Emanuele.
Intorno alle 13 è parso acquistare il dono dell’ubiquità, tanto la sua presenza era continua e contemporanea sui teleschermi, condendo le sobrie dichiarazioni meramente tecniche con curiosità sulla sua vita privata.
Abbiamo così potuto appurare che fa il praticante avvocato, che era diretto in tribunale, e che si trovava nella prima carrozza della sua metro non per caso ma perché gli piace osservare le manovre del macchinista dal finestrino. C’è mancato solo un “sono single” e sarebbero cominciate le telefonate da parte delle aspiranti fidanzate.
Di sicuro, data la mole impressionante di dichiarazioni fornite anche alle televisioni rionali e ai giornali di condominio, l’udienza che lo aspettava non doveva essere poi così urgente.
Ma noi non siamo così maligni: a noi piace immaginarlo ancora sul luogo del disastro, mentre si spengono le luci dell’ultimo faretto e un assonnato cameraman gli dice “A Fabbià, namosè a dormì!”; e con lui che si avvia lento e solo verso il suo ritrovato anonimato.
Magari proverà a ri-raccontare la storia al citofono di casa, ma vuoi mettere i Tg?
Entra in video con la faccia scavata, una montatura di occhiali che ormai ha abbandonato perfino l'avvocato Taormina, un tono accorato da capo di Stato dopo qualche tragedia in giro per il mondo, un sudore visibilissimo al contrario del sorriso, del tutto assente.
E l'osservatore sprovveduto pensa: ecco un altro di quei disperati salvati dall'annegamento al largo di Lampedusa che vuole lanciare un qualche appello.
Viene invece colto alla sprovvista quando quest'uomo, con un eloquio torrenziale e senza soluzione di continuità parla per tre minuti di scontro di civiltà, di nuovo fascismo che prende piede, di stop all'immigrazione musulmana, dell'emergenza padri che sgozzano le figlie, in un crescendo di insulti e odio che ricorda la ideologa dell'Eurabia, dott.ssa Oriana Fallaci, ma senza il suo talento populistico e la sua indiscutibile cultura.
Le posizioni di quest'uomo, ormai diventate più oltranziste di quelle dei falchi neocon della Casa Bianca, sono quindi accettate, beninteso senza contraddittorio, come quelle del "massimo esperto di islam in italia".
Un fine analista e osservatore, chiamato a dire la sua da tutti i pulpiti (ultimo il tg5 delle 20), in tutte le salse, sempre per la gioia dei vari Borghezio e Calderoli, i liberali a 24 carati che sono i suoi riferimenti politici attuali.
Un giornalista talmente amante della verità da scrivere ben 3 dei capitoli (su 7) del suo "Saddam, storia segreta di un dittatore", solo con l'ausilio di un articolo di giornale come nota a piè di pagina (riflettete tesisti/e).
E che si supera nel secondo capitolo quando la sua unica fonte diventa nientemeno che il settimanale "Gente", nota rivista di geopolitica, bibbia insostituibile per qualsiasi analista e politologo su scala mondiale.
Uno sponsor capace di presentare il signor Feras Jabareen come "la testimonianza di un imam illuminato, di un islam capace di integrarsi con le tradizioni italiane come sta dimostrando nella sua comunità a Colle Val d'Elsa" salvo poi smentirsi a stretto giro di posta "non è un imam e con rappresenta la comunità della Val d'Elsa" non appena lo stesso Jabareen si dissocia dalla sua proposta (sempre in tandem con il duo liberale Borghezio Calderoli) di non costruire più centri islamici in Italia.
Un triplo salto mortale carpiato, dopo il quale il nostro però atterra sempre in piedi: cacciato in malo modo dall'imbarazzata redazione di Repubblica è approdato con i galloni di Vicedirettore nientemeno che al Corriere della Sera, nonchè all'accogliente salotto di Porta a Porta, nonchè come opinionista del Tg5.
Di chi stiamo parlando? Ma del sociologo egiziano prestato al giornalismo che corrisponde al nome di Magdi Allam.
Fossi un laureando in medicina proporrei una ricerca su quanto aumenta nelle persone la percezione della temperatura esterna dopo aver visto in tv l’ennesimo filmato sul caldo torrido, sui ricoveri per malori, e sui decessi per caldo in Italia e all’estero.
Sono servizi ormai presenti su tutti i telegiornali, con gli immancabili esperti che consigliano di “bere molta acqua”, “evitare di uscire nelle ore calde del giorno”, “mangiare frutta e verdura”, ogni giorno, a reti unificate, così da scoraggiare perfino i fanatici della passeggiata in cappotto alle 3 di pomeriggio con la lasagna ancora sul groppone.
Fortuna che non sia più in carica quel ministro della Salute (più sua che nostra) che consigliava agli anziani, per ovviare alle temperature torride, amene visite guidate nei centri commerciali, provvisti di condizionatori tarati a temperature talmente basse da far pensare di essere entrati in un’igloo, con una sicura polmonite che aspetta paziente all’uscita.
Propongo invece agli statistici e agli italianisti, sempre per rimanere in tema, di trovare una definizione precisa della parola “caldo record”.
E’ una parola che si sente ormai tutti i giorni, più volte al giorno, manco fosse lo spot della Tim, e ogni volta sembra che ce ne sia uno nuovo, tanto da far temere che di record in record si possa pensare, nel giro di qualche settimana, ad una diretta fusione del nostro pianeta con il Sole.
C’è poi chi, come studio aperto, a questi temi dedica i primi dieci minuti del telegiornale (telegiornale si fa per dire ovviamente), con collegamenti in diretta con inviati che, sicuramente prossimi al ricovero per un’insolazione, invariabilmente parlano di caldo insostenibile, portando a sostegno numerose testimonianze di passanti e anziani ai giardinetti.
Il tutto ben prima di affrontare il tema della crisi libanese, e inspiegabilmente prima anche di un filmato sulle ultime apparizioni della signorina Elena Santarelli (sempre per contribuire ad innalzare la temperatura, specie per gli uomini alla visione).
It’s hot, very hot. (a voi scegliere tra la Santarelli o la temperatura)
Fa sempre un certo effetto vedere una categoria che sciopera per il "benessere dell'intera comunità", per "tutelare la salute degli italiani", per garantire loro "un servizio sempre migliore”. Finalmente si dimostra a tutti coloro che pensano che le associazioni di categoria siano fatte al solo scopo di indebolire il potere dei consumatori e accrescere il proprio potere corporativo che non è così.
Oggi è la volta dei farmacisti.
Prima di esultare e indignarmi insieme a loro per l'assurda aggressione di quel comunista mangiabambini di Bersani ho fatto una ricerca per vedere quali sono i privilegi di cui godono questi difensori della salute pubblica.
E ho scoperto che uno dei tanti (ma tanti tanti) è quello che, alla morte del titolare di farmacia, tutti gli eredi che ne facciano richiesta abbiano 10 anni (dieci anni sì) per iscriversi alla facoltà di Farmacia e laurearsi (anche se hanno 50 anni). Alla fine di questo periodo (in cui hanno continuato ad incassare gli emolumenti dell'esercizio, basta che ci sia all'interno un laureato in farmacia) gli eredi, anche se iscritti a Farmacia, sono obbligati a vendere.
Ma niente paura: se si laureano nei successivi due anni hanno il diritto di ricomprare la farmacia allo stesso prezzo a cui l'hanno venduta.
Sarebbe questa la categoria sull'orlo del baratro economico con il decreto Bersani? la stessa che incassa il 20% su ogni farmaco? La stessa che mette i doppi e tripli prezzi (con scontrini propri) sui prezzi imposti dalla case farmaceutiche e dal ministero?
Che rientra dall'investimento (per carità grosso) effettuato in due anni o meno? Che in un paese di 25000 abitanti riesce a non farne aprire più delle tre che c'erano quando di abitanti ce n'erano 10000?
Se la faccia tosta si vende a kg, di sicuro i farmacisti hanno i fondi per comprarne tanta.
All'indomani della storica sentenza della Caf che ha condannato alla B tre società di calcio e un'altra ad essere esclusa dalle coppe europee (anche se nn è detta l'ultima parola), la cosa che colpisce di più è la progressiva sparizione di qualsiasi accusa nei confronti delle squadre e dei dirigenti condannati, soppiantata da un oceano (anzi vista la mole più di uno) di voci critiche nei confronti di "giudici troppo severi", che "danneggiano ingiustamente i tifosi" e "ne fomentano le proteste", "proprio dopo aver vinto il mondiale".
Nessuno parla più di corruzione degli arbitri, di un atteggiamento di alcuni dirigenti (avallati sicuramente dalle società) teso a guadagnarsi favori arbitrali e minare la credibilità del campionato, di un malcostume elevato a sistema.
Tutti invece indignati, per questo "processo fasullo", "senza prove oggettive". E dicendo tutti si intende proprio tutti.
Dal neo-presidente della Juventus Cobolli Gigli (oggi venuto a più miti consigli, quindi solo "irritato per la sentenza", come per una puntura di zanzara), al presidente della Lazio Lotito ("assurdo" il suo commento, ma forse si riferiva al numero di appalti pubblici x la pulizia negli ospedali vinti dalla sua azienda sotto la giunta Storace), al presidente di Mediaset Confalonieri (qualcuno si chiederà cosa c'entri, eppure c'entra, c'entra), che parla di "ingiustizia", non si sa se per la condanna mite per il Milan o per la recente estinzione del reato per un'evasione fiscale da 1800 miliardi, ottenuta grazie al provvidenziale condono per cui ha pagato 1800 euro.
Giù giù fino al tabaccaio(?!?!) che, intervistato dal TG1 (notoriamente esperto nello scovare opinion maker), parla, dall'alto di una sicura laurea in giurisprudenza, di "mano troppo pesante dei giudici" e di "due pesi e due misure".
E' il giornalismo, bellezza!
Ingiustamente confinata in minuscoli trafiletti, sui giornali di oggi è apparsa la notizia dell'imbrattamento di alcuni corridoi del parlamento di escrementi umani, precisamente davanti agli uffici del gruppo "L'Italia dei Valori".
Esclusa dai questori l'ipotesi di un'improvvisa incontinenza ("la quantità è eccessiva", spiegano in una nota), resta da capire chi e perchè abbia compiuto quel gesto, ma incuriosisce non poco anche il "come" questa materia prima (proprio la prima) sia stato trasportata fin lì.
Urge immediatamente un'inchiesta, che si potrebbe affidare, per meriti acquisiti sul campo, all'on. Carlo Taormina, reduce dalle dimissioni (prontamente ritirate) come difensore della Franzoni.
Lui sì che saprebbe investigare al meglio, pedinando molto garantisticamente gli abitanti del palazzo vicino, invocando le dimissioni del presidente della camera comunista e ordinando l'arresto di tutti i parlamentari della maggioranza per il pericolo di reiterazione del reato.
Uno dei guai più grossi in questo pervasivo ammasso di chiacchiere che è diventato il mondo globalizzato è rappresentato dalla perdita di senso del ridicolo proprio di coloro che più lo popolano.
Prendiamo Zidane. Dopo un'attesa degna di evento epocale come la consegna delle tavole della legge a Mosè, rivela in una trasmissione televisiva allestita appositamente il motivo del folle gesto che gli è costata l'espulsione.
Un insulto alla madre e alla sorella.
Il tutto con quella faccia seria seria, come se davvero fosse una rivelazione di qualcosa che nessuno di noi potesse mai immaginare, una specie di terzo segreto di Fatima (o di Berlino). Come se davvero volesse farci credere di aver sentito per la prima volta quelle parole su un rettangolo di gioco.
Allora pensi: ecco un altro che a furia di titoli e titoloni sui giornali si prende così sul serio da pretendere di giustificare (e dimenticare) una reazione (fisica) all'azione (verbale) più praticata sui campi di gioco (e non solo), proprio come avrebbe fatto qualsiasi vittimista a cottimo in un (ir)reality.
Qualcuno disse "il calcio nn è un gioco per signorine", a cui si può aggiungere che in quel gioco si può anche essere signori, oltre che campioni.
E il signor Zidane rimarrà nella storia come un campione, e non come un signor campione.